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Recovery Plan/ Farmindustria: pronti investimenti aggiuntivi di 4,5 miliardi.

“L’industria farmaceutica è pronta a promuovere investimenti aggiuntivi in Italia per circa 4,5 miliardi nel periodo 2021-2024 per implementare il Recovery Plan dei quali 2,5 miliardi destinati a ricerca e innovazione dei percorsi di cura e circa 2 miliardi in produzione, incluse attività di logistica e supply chain”. Lo ha detto il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, nel corso di un’audizione al Senato su Recovery plan e vaccini anti-Covid. “La riconversione degli stabilimenti è possibile – ha aggiunto – e mercoledì torneremo al ministero dello Sviluppo economico per condividere le informazioni, ma serve tempo”. 

Secondo Scaccabarozzi, infatti, “la riconversione è un’operazione complessa che potrà partire solo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022”. Ma non per un gap tecnologico dell’Italia quanto per l’acquisto di bioreattori e l’individuazione di quelli che già producono vaccini ma per altre malattie. Il presidente di Farmindustria ha ricordato che “normalmente per avere un vaccino ci vogliono almeno 8 anni, per questo non dovremmo solo pensare che la campagna vaccinale è in ritardo di qualche settimana, ma che in realtà è in anticipo di anni”. Inoltre “trattandosi di prodotti che derivano da processi biologici, la produzione di vaccini è un processo lungo e complesso (da 6 a 12 mesi, talvolta fino a 24 mesi in relazione al tipo di vaccino), che richiede ingenti investimenti, l’impiego delle più avanzate tecnologie ad hoc, come appunto i bioreattori, una forte specializzazione aziendale ed expertise consolidata nel tempo”. Al momento, su 255 progetti di vaccini anti-Covid, solamente 60 sono in sperimentazione clinica

L’Italia, tuttavia, è già coinvolta nel network globale dei vaccini con bioreattori o infialamento attraverso aziende come Catalent, Reithera, Irbm e Takis- Rottapharm. Senza dimenticare che è un hub per la ricerca e la produzione degli anticorpi monoclonali , con un progetto italiano che vede Menarini in prima fila . E ancora. L’Italia fa parte anche della rete internazionale di produzione del “remdesivir” che è stata la prima terapia autorizzata contro il Covid-19.

Per incrementare la produzione dei vaccini, tuttavia, secondo Scaccabarozzi “è fondamentale garantire un contatto costante tra le autorità regolatorie per i tempi di autorizzazione e le aziende produttrici per conoscere lo stato della programmazione delle attività in modo che nei prossimi 6 mesi si possa procedere a una vaccinazione massiccia, in base alle strategie che saranno decise della Istituzioni competenti”.

Per il presidente di Farmindustria l’esperienza del Covid-19 ha mostrato chiaramente che la ricerca “ha enormi potenzialità, unendo scienza&tecnologia, competenze umane&intelligenza artificiale si possono avere risultati incredibili” ma che per “mettere a terra” questa forza “sono fondamentali organizzazione e programmazione”. 

E’ necessario, dunque lavorare insieme per costruire una “intelligenza collettiva” capace di mettere a sistema tutte le informazioni che caratterizzano processi complessi, multidisciplinari e globali. Oggi, in definitiva, con i vaccini “possiamo essere a una nuova svolta per inaugurare un metodo nuovo di impostazione delle politiche che riguardano la filiera della salute”.

La farmaceutica, ha detto il presidente di Farmindustria, “è il più grande investimento in ricerca al mondo e lo sarà ancora di più nei prossimi anni: tra il 2020 e il 2026 le aziende investiranno a livello internazionale oltre 1.500 miliardi di dollari, per l’80% in network con altri soggetti secondo il modello di open innovation. Il Pnrr è fondamentale per aumentare l’attrattività del sistema Paese e portare in Italia quante più risorse possibili per gli investimenti, favorendo così il necessario rilancio dell’economia”. E il primo ‘banco di prova’ di un’azione sinergica tra istituzioni e aziende sarà proprio sul tema dei vaccini contro il Covid.

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