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Riforma del fisco, caccia alle agevolazioni «di dubbia giustificazione».

Una selva di 171 misure sui redditi personali, che salgono a 602 con i bonus sulle imprese, per un ammontare di 68 miliardi nel 2021. La Corte dei conti: molte misure «di dubbia giustificazione sotto il profilo dell’equità».

Dalle detrazioni degli interessi sul mutuo alla flat tax per gli stranieri facoltosi (stile Cristiano Ronaldo), la selva delle agevolazioni fiscali Irpef sui redditi personali è popolata da 171 misure. Che salgono a 602 considerando anche i bonus sulle imprese, per un ammontare di 68 miliardi nel 2021 (il 58% a carico dei soli bonus Irpef). Si parla da tempo di taglio alle tax expenditures . Ma negli ultimi anni le spese fiscali non hanno smesso di proliferare, alimentate ancora di recente dai decreti per l’emergenza Covid e dalla legge di Bilancio: erano 533 nel 2020, 513 nel 2019 e 466 nel 2018.

Indipendentemente dalle scelte in tema di base imponibile e profilo della progressività, «un opportuno riordino dell’Irpef dovrebbe passare attraverso la revisione dell’attuale struttura delle agevolazioni», ha ricordato la Corte dei conti. Sottolineando come tutte le misure differiscano non solo per natura (riduzioni d’imposta, deduzioni dal reddito eccetera), ma anche per effetti finanziari e finalità. Ogni bonus, insomma, pesa e incide diversamente dall’altro.

Prendiamo le principali agevolazioni Irpef (cioè con effetto finanziario per il 2021 superiore al miliardo di euro): dai bonus casa al regime forfettario degli autonomi. I vantaggi pro capite che derivano dalla deduzione della rendita catastale dell’abitazione principale, ad esempio, sono pari a “soli” 147 euro; ma l’agevolazione, che costa 3,8 miliardi, riguarda ormai 26,5 milioni di contribuenti. Mentre sono 2,5 milioni i proprietari che sfruttano la cedolare secca sugli affitti (costo di circa 2,3 miliardi), con un ritorno pro capite di 920 euro.

E ancora. La detrazione delle spese di riqualificazione energetica – l’ecobonus del 50-65%, in alcuni casi ora potenziabile al 110% – premia con 1.134 euro ciascuno dei 2,5 milioni di beneficiari (valore 2,8 miliardi). All’opposto della detrazione per spese sanitarie, mediche e di assistenza (3,6 miliardi di euro), che vale appena 188 euro pro capite ma interessa 19,2 milioni di contribuenti: poco meno della metà dei 41,3 milioni totali.

Sempre nel 2021, l’integrazione dei redditi da lavoro dipendente inferiori a 28 mila euro (l’ex bonus 80 euro) risulta invece avere – con un costo di 4,2 miliardi – un effetto finanziario pro capite pari a 339 euro, che riguarda 12,4 milioni di lavoratori. Un effetto molto inferiore ai 1.033 euro del nuovo regime forfettario per gli autonomi (sostituiva del 15% con ricavi o compensi fino a 65mila euro), opzionato da 1,4 milioni di partite Iva (per una spesa di oltre 1,4 miliardi).

Da dove partire per una revisione delle agevolazioni fiscali

I numeri sono stati calcolati dalla Corte dei conti elaborando i dati del Rapporto annuale sulle spese fiscali 2020, redatto dalla Commissione del Mef presieduta dal Mauro Marè. Per una revisione delle tax expenditures – suggeriscono i magistrati contabili – si potrebbe partire dal distinguere le agevolazioni in base alla loro tipologia: da un lato, quelle «rivolte a procurare un trattamento tributario differenziato per specifiche categorie di reddito»; dall’altro, quelle «la cui fruizione non dipende dalla tipologia di reddito percepito». A quel punto, valutare «alla luce della convenienza e opportunità di mantenere in vita agevolazioni trasversali alle singole tipologie di reddito».

In questo quadro – ha però spiegato la Corte alle Commissioni Finanze – ci sono molte misure «di dubbia giustificazione sotto il profilo dell’equità». Non più supportate da ragioni di emersione di base imponibile, specie se fruite da «un esiguo numero di contribuenti».

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