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Covid, Rezza: “Ritorno alla normalità fra 7-13 mesi vaccinando 240mila persone al giorno”.

“Contenere oggi le varianti più pericolose e mitigare l’andamento dell’epidemia è essenziale per proteggere la campagna di vaccinazione”, ha detto il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.

Vaccinando circa 240mila persone al giorno riusciamo nel giro di 7-13 mesiprobabilmente a tornare a uno stile di vita” pre-pandemico, “che ci permetta di riaprire buona parte delle attività”.

A fare una stima dei tempi è Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute. “Abbiamo recentemente messo a punto insieme all’Istituto superiore di sanità (Iss) e la Fondazione Bruno Kessler un modello matematico per cercare di capire, se noi vacciniamo a un certo ritmo, quando riusciremo a tornare a una ‘pseudo normalità’ nello stile di vita” dice durante l’audizione informale in Commissione Igiene e Sanità del Senato sul tema dei vaccini anti-Covid.

Quando potremo tornare alla normalità grazie ai vaccini

“Ebbene, se ipotizziamo ci sia protezione dall’infezione e non solo dalla malattia” con i vaccini anti-Covid, “se assumiamo una durata dell’immunità di 2 anni e nessun rilassamento per ora delle misure di distanziamento, vaccinando circa 240mila persone al giorno riusciamo nel giro di 7-13 mesi probabilmente a tornare a uno stile di vita” pre-pandemico, “che ci permetta di riaprire buona parte delle attività”.

“E’ chiaro che questo deve essere condizionato – spiega – dal fatto che riusciamo a stabilire un numero quotidiano di vaccinazioni elevato e mantenere in questo momento una fase di contenimento e mitigazione dell’epidemia e quindi ottenere il risultato nel giro di un certo periodo di tempo. Oggi i vaccini stanno aumentando, non disperiamo di averne altri nel giro di pochi mesi. Il numero di dosi disponibili aumenterà certamente nella seconda metà del trimestre 2021 e dovremmo essere molto attivi e ben organizzati per dare un’accelerazione alla campagna, perché le dosi saranno molte di più rispetto al primo trimestre”.

Contenere le varianti per proteggere  la campagna vaccinale

“Quello di cui c’è bisogno è un’accelerazione fortissima della campagna vaccinale. Se riuscissimo a fare 300-350mila vaccinazioni al giorno potremmo vaccinare tante persone entro breve tempo. Il che sarebbe davvero una cosa importante, anche perché nel momento in cui chiediamo sacrifici alle persone dobbiamo dare anche delle speranze”. “Se facessimo solo contenimento – ha avvertito – non daremmo speranza ai cittadini e se vaccinassimo senza contenere non riusciremmo probabilmente a portare a termine la campagna vaccinale con successo”.

È “essenziale contenere le varianti pericolose e mitigare l’epidemia per proteggere la campagna di vaccinazione. Per dare un’accelerazione alla campagna dobbiamo impegnare tutte le forze lì. Non possiamo rincorrere” l’epidemia “con forze che devono essere impegnate a vaccinare”. “Facciamo lo sforzo adesso, poi, fra 3-4-7 mesi ne avremo conseguenze positive”.

Le nuove raccomandazioni

“Bisogna essere flessibili” nel piano vaccinale, “altrimenti si inchiodano le Regioni a non essere in grado di vaccinare con la maggiore velocità possibile. Proprio perché abbiamo più vaccini e ora che abbiamo esteso per esempio l’età d’uso di AstraZeneca, dobbiamo riformulare quelle che sono le raccomandazioni ad interim e lo stiamo facendo. Ieri c’è stata una prima riunione col gruppo tecnico della Commissione salute e contiamo di andare in Conferenza Stato-Regioni dopodomani”, giovedì 11 marzo, “con le nuove raccomandazioni ad interim che contengono certamente molti punti sollevati” su priorità e gruppi da vaccinare. “Certamente – ha spiegato – serve una maggior flessibilità nel piano vaccinale. Dobbiamo comprendere le istanze, ma allo stesso tempo rendere flessibile il piano o altrimenti diventa difficile andare su grandi numeri”.

Vaccini, a chi dare la priorità

Ragionando di gruppi a cui dare priorità, per esempio “certamente c’è la popolazione dei caregiver, però questa può essere molto indefinita e ampia se non la definiamo. Per esempio, certamente i genitori di bambini immunodepressi dovranno avere una priorità nella vaccinazione, così come le comunità – per esempio carceri, malati mentali, portatori di handicap – perché sono persone che hanno un livello di rischio maggiore per l’ambiente in cui si trovano”.
È difficile, ha fatto notare l’esperto, affrontare la definizione di determinare categorie. Per esempio “è difficile fare una classifica delle categorie essenziali“. In ogni caso, ha concluso, “è un discorso delicato, non credo ci possa essere il piano vaccinale perfetto, perché qualsiasi casella si va a muovere possono esserci critiche. Quello di cui c’è sicuramente bisogno è un’accelerazione della campagna vaccinale”.

Leggi l’articolo originale su quifinanza.it

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