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Bonus edilizi, restano sconto in fattura e cessione del credito anche nel 2022.

Le due misure sarebbero incluse anche negli interventi che non rientrano nel super-sconto del 110%.

Anche quest’anno la legge di bilancio è finita al centro di un fitto lavorìo dopo l’approvazione formale in consiglio dei ministri. Ma i tavoli tecnici e politici che si stanno riunendo a ripetizione per il testo definitivo, atteso a questo punto al Senato solo nei primi giorni della prossima settimana, potrebbero portare buone notizie.

La prima riguarda i bonus edilizi, per i quali si riaffacciano lo sconto in fattura e la cedibilità del credito anche negli interventi che non rientrano nel super-sconto del 110%. Perché sono bastate poche ore a capire che il compromesso finito nella bozza di manovra esaminata dal governo, con la stabilizzazione triennale dei bonus al 50 e al 65% e la proroga annuale del bonus facciate in formato ridotto dal 90 al 60%, avrebbe rischiato grosso nel corso dell’esame parlamentare.

Le obiezioni della maggioranza, arrivate prima di tutto dal Movimento 5 Stelle, si sono concentrate sull’addio alla possibilità di scontare direttamente l’agevolazione in fattura e di cedere il credito, senza aspettare quindi le detrazioni dall’Irpef degli anni successivi. Nel testo preparato dal governo questo meccanismo sarebbe sopravvissuto dal 1° gennaio solo per il super-bonus del 110 per cento.

La rabbia dei costruttori contro il bonus «alleggerito»

L’alleggerimento dei bonus edilizi è stato subito cannoneggiato dalle critiche dei costruttori e dei proprietari riuniti in Confedilizia, che hanno parlato di «vera e propria decimazione del sistema di incentivi». E ha alimentato da subito un confronto vivace nella maggioranza, vivace al punto da convincere il Mef a fare macchina indietro e preparare un nuovo testo che fa sopravvivere le due opzioni alternative per tutta la nuova vita dei bonus: per un triennio, quindi, nel caso degli incentivi stabilizzati fino al 2024.

Il ritorno di questi meccanismi punta anche ad attenuare l’effetto regressivo dei bonus, che sono sfuttabili con le detrazioni solo da chi ha la liquidità per sostenere i costi iniziali e la capienza Irpef per scontare poi l’incentivo dalle imposte. L’obiettivo del nuovo testo è prorogare il sistema introdotto per il biennio 2020-21 dal decreto Rilancio dell’anno scorso (articolo 121 del Dl 34/2020), che aveva previsto sconto in fattura e cedibilità del credito per sei filoni di intervento: recupero del patrimonio edilizio, interventi di efficienza energetica, misure antisismiche, recupero o restauro delle facciate, installazione di impianti fotovoltaici o di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici.

La novità sul tavolo impatta ovviamente sull’architettura delle coperture costruita con la manovra, che incrocia anche il confronto in corso sulla proroga del super-bonus per le villette. Inserite nel testo iniziale della legge di bilancio, ma con il vincolo per i proprietari di avere un Isee fino a 25mila euro, sono finite anche loro al centro di un fuoco incrociato delle forze politiche e delle associazioni di categoria. Eliminare il vincolo della ricchezza familiare per accedere al 110% fino al 31 dicembre 2022 obbligherebbe la Ragioneria a rivedere i saldi dell’intero Ddl di bilancio.

Si lavora alla proroga di Opzione donna, malumori sull’addio al cashback

Ma i movimenti post-consiglio dei ministri interessano anche altri capitoli della manovra. In quello previdenziale, come confermato ancora ieri dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, si lavora alla proroga anche per Opzione donna, ormai data praticamente per certa con i requisito di 58-59 anni di età contro il 60 previsto dalla bozza del Ddl approvata in Cdm. Mentre per i 5Stelle è ancora difficile digerire l’addio al cashback.

Anche se il suo tramonto è essenziale per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali, il Movimento ha già annunciato la presentazione di emendamenti per reintrodurlo. E con Emiliano Fenu, relatore del decreto fisco-lavoro collegato alla manovra, aggiunge di volerlo replicare in chiave fiscale, con la possibilità per i contribuenti di chiedere un accredito immediato per i crediti sanitari. In sostanza, il contribuente potrebbe recuperare direttamente sul suo conto corrente lo sconto fiscale oggi riconosciuto per l’acqusito di farmaci o per le visite mediche.

Un’operazione che secondo Sogei è tecnicamente realizzabile e che per Fenu garantirebbe all’Erario un nuovo passo avanti per la razionalizzazione delle tax expenditures, dopo quello dell’obbligo della moneta elettronica per ottenere le detrazioni d’imposta. Dalla Lega invece arriva la spinta per un ulteriore colpo di forbici sul reddito di cittadinanza dopo le nuove notizie di ieri sugli abusi. La manovra, insomma, inizia a cambiare ancora prima di entrare in Parlamento, dove in ogni caso il confronto interno alla maggioranza si annuncia parecchio articolato.

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