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Rinnovabili, in arrivo 39 centrali eoliche nel mare davanti alle nostre spiagge. Ecco dove.

Per cercare i luoghi più ventosi e per sfuggire alle opposizioni dei comitati Nimby decine di proposte davanti a Romagna, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Sul battello da lavoro Vortex, oceano Atlantico al largo del Portogallo, 41°41’11.2”N 9°03’52.1”W. Il battello ormeggia all’acciaio verniciato giallissimo di una delle tre colossali torri eoliche galleggianti Vestas da 8,4 megawatt della EdP Renováveis , la società delle rinnovabili della portoghese Energias de Portugal. Il fondale è 92,5 metri, quella profondità alla quale non conviene piantare il pilone sul fondo e si preferisce l’incostanza dell’impianto galleggiante. A levante sul filo dell’orizzonte fra le nuvole traspaiono le montagne di Viana do Castelo. 
Qui finalmente sull’onda lunga dell’Atlantico tocco con mano — in senso non di metafora; è il tocco dei polpastrelli sulla vernice gialla resa adesiva dalla salsedine — che cos’è l’eolico offshore di cui si parla alla Cop26 di Glasgow sul clima e per il quale in Italia ci sono 39 progetti in lista d’attesa e ancora zero realizzazioni. Se venissero realizzati tutti, sarebbero 17mila megawatt, centinaia di eliche al largo delle coste di Romagna, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Toscana per dare all’Italia energia senza produrre fumo.

I numeri in Italia e in Europa

Fino al 31 agosto Terna , la Spa dell’alta tensione, aveva censito il lunghissimo elenco delle 39 richieste di investitori che chiedono di connettere alla rete di alta tensione progetti futuri pari a complessivi 17mila megawatt di centrali eoliche da posare in mezzo al mare. Alcune sottocosta, con il pilone ben piantato nel fondo, e altre galleggianti.

Un lunghissimo elenco, anche se molti sono stati gli annunci e in Italia non esiste ancora nessuna centrale eolica in mare. Tutte 39 sono ancora sulla carta tranne quella in realizzazione addosso alla spiaggia di Taranto , nel cui porto sono distesi piloni ed eliche già pronti da montare.

Per certi versi, la generosità di progetti ricorda quei 15 rigassificatori del metano liquido che erano stati proposti una quindicina di anni fa: alla fine, di tanti progetti sono diventati veri due soli di essi, cioè l’Adriatic Lng al largo del delta del Po e l’Olt nel mare di Livorno.

Sui mari europei roteano già eliche per complessivi 12mila megawatt, con gli obiettivi di 60mila megawatt per il 2030 e 300mila per il 2050, investimenti stimabili per 800 miliardi di euro.

L’Italia è molto più timida; il Piano nazionale integrato energia e clima, che ora deve essere aggiornato, prevede appena 900 megawatt al 2030, venti volte meno dei progetti italiani già in lista d’attesa.

I mari del Sud

I progetti italiani sono collocati soprattutto nel basso Adriatico in faccia alla Puglia (dal Gargano a Santa Maria di Leuca si leggono 12 progetti), nello Ionio, nel Canale di Sicilia (6) e attorno al dorso meridionale della Sardegna (8), fra il Cagliaritano e le coste dell’Iglesiente; un altro nucleo denso di proposte è fra Sardegna e Toscana (7 progetti), Elba compresa; e poi davanti alla Romagna (è il caso del progetto Agnes della Saipem).

Un terzo delle richieste a Terna per il collegamento alla rete di alta tensione (il 30,5%) è per progetti collocati su mari meno profondi di cento metri, in cui i piloni possono essere piantati nel fondo. Il resto deve galleggiare nei mari profondi, ancorato.

Il censimento della Transizione ecologica

A fine settembre si era svolta al ministero della Transizione ecologica una riunione sugli impianti eolici offshore galleggianti coordinata dal capo di gabinetto del ministero, Roberto Cerreto, per esaminare le manifestazioni di interesse raccolte dopo un avviso pubblico del 25 giugno.

Sono state 64 le manifestazioni di interesse, di cui 55 da imprese, 3 da parte di associazioni ecologiste (Wwf, Legambiente e Greenpeace) e 6 da associazioni di settore e università ( Anev , Elettricità futura , Cna, Cgil, Politecnico di Torino, Owemes ).

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