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Lavoro e studenti: servono diplomati Its, laureati e Stem.

In Italia oggi si assiste a una grande difficoltà nel reperire figure professionali Stem e diplomati Its. Ma quali sono i motivi di questa carenza?

Nonostante la crisi pandemica, sul fronte lavorativo continua a esserci una carenza di figure tecnico-scientifiche rispetto alla domanda: lo scorso anno sono mancati 83mila diplomati Its alle aziende. Il paradosso sta nel fatto che mancano i candidati ai ruoli più utili per la ripresa in atto: competenze digitali, Stem, e di innovazione 4.0; e secondo Unioncamere-Anpal il fabbisogno nel 2025 sarà tra 886mila e 924mila unità. Ma se il trend degli iscritti a queste facoltà rimane lo stesso di oggi questo numero non sarà di certo raggiunto.

Tutt’ora il 40% delle imprese di energia, chimica, meccatronica e grafica ha difficoltà nel reperire tali risorse; mentre oltre il 50% nei settori dell’elettronica-elettrotecnica, amministrazione, turismo e finanza.

Ma perché questo? Secondo gli esperti dell’area Lavoro, welfare capitale umano di Confindustria il problema risiede nel rapporto carente tra scuola e lavoro. Vediamolo più nello specifico.

Innanzitutto grava ancora sui giovani l’abbandono degli studi, sia a scuola che all’università: il Covid ha certamente influito in questo senso, complice la Dad. Inoltre, da un report di Eurostat si evince che la transazione scuola-lavoro ha tempi molto più lunghi rispetto alla media mondiale di 3-4 mesi: in Italia ci sono 10 mesi, in media, tra la fine del lavoro e il primo impiego.

In questo senso sembra evidente la necessità di riformare, in particolar modo, gli istituti tecnici e professionali, per una maggiore fornire una maggiore aderenza territoriale, al fine di arginare l’abbandono e la fatica a trovare impiego, nonostante l’altissima domanda di periti e diplomati professionali.

Ma c’è anche un problema interno all’Italia stessa, vista l’emigrazione dei giovani dal sud al nord, sia per esigenze di studio che lavoro: il 31% dei giovani laureati va via dal meridione (nell’ultimo anno più di 65mila under 30, secondo lo Svimez), con l’impoverimento intellettuale e tecnico che ne deriva.

Ma anche nel campo dei laureati ci sono problemi: difatti ci sono troppi pochi laureati Stem, con percentuali irrisorie nel caso delle donne: secondo l’Istat l’Italia ha un 24,7% di laureati Stem tra 25-34 anni. Ma le donne sono solo il 16,2% contro il 36,8% di laureati uomini, sebbene siano le donne a costituire oltre la metà dei laureati in Italia e abbiano più regolarità degli studi (secondo Almalaurea).Il tasso di disoccupazione per gli under 25 è preoccupantemente elevato in Italia, e sfiora il 30%, relegandoci in fondo alla classifica europea: sono circa 2,1 milioni i giovani che non studiano e non lavorano (100mila in più rispetto al 2019). Difatti sorprende la percentuale bassissima degli apprendistati di primo livello (meno de 3% e tutti al Nord, secondo Inapp-Inps), e quelli di alta formazione e ricerca non superano il migliaio.

Fonte: ilsole24ore.com

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