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Auto elettriche: quanto la transazione ecologica incide sull’occupazione.

L’impennata nella produzione di auto elettriche e ibride mette in allarme molti lavoratori e imprenditori nell’industria delle automotive: ecco dove si rischia di più e quali sono le motivazioni.

Dal 2020 si assiste a un’impennata nella fabbricazione dei veicoli elettrici: si è passati dallo 0,1% della produzione, nel 2019, al 17,2% nell’anno successivo. Secondo il Centro Studi dell’Anfia, la trasformazione industriale risponde alla domanda dei consumatori, che prediligono le auto ibride, motivo per cui da settembre le auto elettrificate ammontano al 44%. Questa transizione verso l’elettrificazione sembra essere troppo veloce, e desta la preoccupazione degli industriali, per due ordini di motivazioni: i tempi e i modi. Manca infatti un piano nazionale che possa accompagnare tale transizione tecnologica e sostenere i processi di riconversione industriale.

Per quanto riguarda i tempi, il Comitato interministeriale per la Transizione ecologica (Cite) ha stabilito entro il 2035 la fine della produzione di auto nuove con motore endotermico a combustione. Questa scadenza allarma molto l’intero settore delle automotive, dagli industriali, agli imprenditori fino ai lavoratori, spaventati dall’accelerazione eccessiva e senza precauzioni.

Difatti si prospetta un costo in termini di occupazione, per quanto riguarda la transizione verso l’e-mobilty: Clepa – l’associazione dei componentisti europei – ha affidato uno studio a PxC Strategy&, che stima una perdita di mezzo milione di posti di lavoro in Europa, che attutita dal riassorbimento nella produzione di auto nuove elettrificate ammonterebbe a 275mila posti.

Ma proprio la generazione di nuove possibilità di occupazione dipenderà dalla capacità produttiva europea: si stiamo 230mila addetti, nella migliore prospettiva. Le previsioni che riguardano l’Italia, però, non sono rosee: oltre l’80% dei lavoratori sarebbe a rischio, per un totale di 60mila addetti. Basti pensare al caso di Venezia, la Speedline: 800 lavoratori sono a rischio, per via della possibilità di delocalizzazione produttiva.

Secondo il suddetto studio, la soluzione possibile sarebbe quella di non investire solo sull’elettrificazione, ma su diverse tecnologie (anche carburanti sostenibili e veicoli ibridi): così si potrebbe mediare, tutelando gli obiettivi climatici ma anche l’occupazione.

Fonte: ilsole24.com

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