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Come la pandemia ha inciso sulla logistica industriale.

Il Covid-19 ha inciso sull’organizzazione delle filiere, soprattutto nel caso delle produzioni delocalizzate: la supply chain globale è in crisi, si tornerà alle produzioni locali?

Questi due anni di pandemia hanno danneggiato non solo la produzione in sé, ma anche l’attuale modello di supply chain globale, già di per sé delicato. A fronte di un alto tasso di delocalizzazione delle aziende, che hanno esteso incredibilmente la logistica globale, il Covid ha disgregato questo modello ormai ventennale.

Tra chiusure, ritardi nella produzione, lockdown e problemi con i fornitori, le aziende sono state costrette a un cambiamento di rotta nella propria logistica: i tempi di viaggio di un container, rispetto al periodo pre-Covid, sono praticamente raddoppiati.

Ma su cosa si basavano i modelli delle catene di fornitura utilizzati fino all’inasprirsi della pandemia? Due sono i modelli della supply chain più utilizzati. Da un lato quello chiamato just-in-time: un modello sviluppato in Giappone che ha come obiettivo il risparmio degli sprechi, tanto nella produzione quanto nella fornitura. L’efficienza è ottenuta grazie al controllo delle fasi produttive: si produce solo quanto richiesto dalla domanda dei clienti, nei tempi voluti dai clienti. Dunque grazia alla diminuzione dei lotti, al contenimento e al perfezionamento dei tempi della produzione si raggiunge una maggiore efficienza e riduzione degli sprechi.

Ma questo modello non è più sostenibile in una situazione come quella attuale, e dunque le grandi filiere sono tornate al modello precedente, quello del just-in-case: in questo caso vengono conservati i prodotti finiti e le materie prime in magazzino, producendo quindi in eccesso, per non dover mai interrompere la logistica delle forniture ed evitare i colli di bottiglia.

Questo, però, ha avuto delle conseguenze: la corsa all’accumulo di materie prima, semilavoratori e prodotti finiti ha provocato un’impennata dei costi anche per i magazzini, vista anche la poca disponibilità di spazi. Gli affitti sono cresciuti del 3,1% in un trimestre e sono pochissimi i magazzini non utilizzati.

Una delle strategie per arginare i problemi su scala mondiale è quella di tracciare in tempo reale la propria supply chain, attraverso ogni singolo mezzo di trasporto, in ogni sua tappa, per poter tempestivamente agire in caso di inconveniente, e ridurre il tempo di latenza delle merci in magazzino. Ma questo momento critico è stata anche l’occasione per riscoprire la produzione locale e i fornitori vicini, scelta più sostenibile anche dal punto di vista ecologico.

Fonte: ilsole24ore.com

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