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Ecobonus al 110% anche per il condominio minimo.

In attesa della Circolare esplicativa sull’ecobonus al 110% almeno per ora possono considerarsi applicabili alcuni chiarimenti forniti per la vigente versione della detrazione fiscale.

In attesa del provvedimento attuativo e della circolare esplicativa sul super bonus del 110% per interventi di riqualificazione energetica e quelli aventi ad oggetto misure antisismiche, ci si chiede se il beneficio possa spettare anche laddove i tre grandi interventi previsti dall’art. 119 del decreto Rilancio siano realizzati sul c.d. mini condominio.

Premesso che il menzionato art. 119 ammette la detrazione del 110%, tra l’altro, laddove uno o più dei grandi interventi siano realizzati dal condominio (ad esempio, la realizzazione del cappotto termico sull’involucro condominiale), è possibile ritenere, come già previsto per l’attuale ecobonus o sismabonus, che il benefico sia ammesso anche nel caso di tratti di mini condominio. A tal proposito varrebbero, quindi, le precisazioni già contenute nella Circolare n. 13/E del 2019.

La definizione di condominio minimo

Nel predetto documento di prassi, l’Amministrazione finanziaria, in primis ha ricordato che secondo una consolidata giurisprudenza, la nascita del condominio si determina automaticamente, senza che sia necessaria alcuna deliberazione, nel momento in cui più soggetti costruiscano su un suolo comune ovvero quando l’unico proprietario di un edificio ne ceda a terzi piani o porzioni di piano in proprietà esclusiva, realizzando l’oggettiva condizione del frazionamento.

E’, quindi, precisato che per condominio minimo si intende un edificio composto da un numero non superiore ad 8 condomini. Nel documento si legge altresì che “In assenza del codice fiscale del condominio, i contribuenti, per beneficiare della detrazione per gli interventi edilizi realizzati su parti comuni di un condominio minimo per la quota di spettanza, possono inserire nei modelli di dichiarazione le spese sostenute utilizzando il codice fiscale del condomino che ha effettuato il relativo bonifico. Ogni condomino che ha eseguito il bonifico per la propria quota di competenza dovrà riportare in dichiarazione il proprio codice fiscale. Naturalmente, il contribuente è tenuto, in sede di controllo, a dimostrare che gli interventi sono stati effettuati su parti comuni dell’edificio e, se si avvale dell’assistenza fiscale, ad esibire ai CAF o agli intermediari abilitati, oltre alla documentazione ordinariamente richiesta per comprovare il diritto all’agevolazione, un’autocertificazione che attesti la natura dei lavori effettuati e indichi i dati catastali delle unità immobiliari facenti parte del condominio”.

Inoltre la stessa Amministrazione finanziaria ha ritenuto altresì che laddove un “intero edificio sia posseduto da un unico proprietario e siano comunque in esso rinvenibili parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate, tale soggetto ha diritto alla detrazione per le spese relative agli interventi realizzati sulle suddette parti comuni. La locuzione “parti comuni di edificio residenziale” deve essere considerata in senso oggettivo e non soggettivo e va riferita, pertanto, alle parti comuni a più unità immobiliari e non alle parti comuni a più possessori”.

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