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Ripartenza in salita per la scuola, ora gli esami più duri.

Difficoltà a rispettare le norme anti-contagio. Presidi e genitori chiedono chiarimenti su certificati e quarantene.

Con emozione e un po’ di ansia oltre 5 milioni e 600 mila studenti e studentesse sono tornati a scuola ieri in 13 regioni per la ripresa dell’attività didattica. In totale saranno 8,3 milioni, quando rientreranno tutti. Una ripresa che è comunque avvenuta senza problemi eccessivi, ma i nodi sul tappeto restano numerosi, dalla consegna dei nuovi banchi che marcia lenta, agli organici non coperti, agli spazi ridotti, alle mascherine che non sempre ci sono o vengono indossate correttamente. Difficoltà in molti istituti a fare rispettare il distanziamento a causa della mancanza di spazi.

Insomma la strada è ancora lunga. Le difficoltà sono enormi e rischiano di diventare molto complesse tra certificati e quarantene da gestire quando si andrà incontro a un aumento dei contagi.

IL RITARDO – Consegnato un banco su dieci
Le scuole hanno avuto due possibilità per acquistare i banchi: accedere ai fondi messi a disposizione dagli enti locali oppure aspettare quelli promessi dalla struttura del commissario straordinario all’emergenza Covid-19. I primi sono tradizionali banchi monoposto, ormai arrivati quasi ovunque. Per i secondi invece sarà necessario attendere ancora, perché il completamento delle consegne è previsto tra un mese e mezzo, per la fine di ottobre. Secondo i presidi, dei 2,4 milioni di banchi acquistati ne sono stati consegnati circa 200mila, secondo la Flc Cgil il doppio. In ogni caso troppo pochi.

LE MASCHERINE – La distribuzione è un caos
«Abbiamo distribuito fino a ieri 94 milioni di mascherine. Oggi ne distribuiamo altri 65 milioni: considerando che gli studenti sono otto milioni e mezzo e il personale docente e non docente un milione e mezzo, abbiamo almeno due settimane se non tre di autonomia». Lo ha riferito il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, assicurando che fino al termine dell’anno scolastico non ne mancheranno mai. Nelle scuole ieri però regnava ancora molta confusione su come distribuirle, per cui molti istituti hanno permesso di tenere quelle portate da casa.

LE CATTEDRE – Assunzioni lente, mancano 100mila docenti
Delle 85.000 richieste di assunzioni annunciate dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ad agosto ne sono andate a buon fine soltanto 23.000, cioè meno di una su tre. In ritardo è il cosiddetto organico Covid: il secondo decreto di ripartizione è stato registrato dalla Corte dei conti solamente nelle ultime ore. Non resta quindi che affidarsi ai supplenti storici, arrivati alla cifra di circa 200mila. La carenza di docenti è soprattutto nelle regioni del Nord: in attesa che sia completato il ciclo delle nomine, servirebbero quasi centomila insegnanti in più. L’Associazione Nazionale presidi segnala il caso di un istituto comprensivo di Roma dove manca il 50% degli insegnanti. «Una situazione che in realtà riguarda molti istituti», precisa l’Anp. Problemi soprattutto per i docenti di sostegno e di materie scientifiche.

GLI ISTITUTI – Per trovare un’aula si va pure in chiesa
Gli spazi sono stati un grande esercizio di fantasia e buona volontà. In particolare mancano i luoghi dove sistemare le classi garantendo le distanze necessarie. A Roma in molti istituti del centro storico è stato impossibile fare lavori per ampliare o modificare le classi perché ospitate in palazzi storici tutelati dal vincolo dei beni culturali. In tutt’Italia le lezioni si tengono dove possibile, dalle palestre alle cappelle delle chiesa (come è successo a Torino in San Rocco), dai teatri ai monumenti. 

Nelle scuole sono stati requisiti palestre, laboratori, aule magne e mense, privando così gli istituti degli spazi diversi dalle classi. E in diversi casi i genitori hanno dato un aiuto come architetti che hanno reinventato gli spazi, falegnami per metterli a posto e persino mediatori alla ricerca di immobili o finanziatori.

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