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Coronavirus, una luce blu distrugge il virus: la scoperta dell’Università di Siena.

Una potentissima luce a led blu scoperta dall’Università di Siena in collaborazione con Emoled sarebbe in grado di inattivare batteri e virus, tra cui anche il Coronavirus Sars-Cov-2.

Sarebbe in grado di inattivare batteri e virus, tra cui anche il Coronavirus Sars-Cov-2 responsabile dell’infezione da Covid-19. Stiamo parlando di una potentissima luce a led blu scoperta dal Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università di Siena in collaborazione con Emoled, azienda specializzata in dispositivi sanitari innovativi.

Cosa dice lo studio

I due centri di ricerca hanno portato avanti uno studio attraverso una serie di test, in vitro, e sono riusciti a dimostrare che dopo un’esposizione di 15-30 minuti a questa luce a led blu, sorta di radiazione, a una lunghezza d’onda compresa tra i 410 e i 430 nanometri, anche il Covid si indebolisce e perde di intensità.

Già dopo 15 minuti di trattamento si nota una quantità decisamente ridotta di almeno 4 logaritmi rispetto al controllo virus come dosi infettanti. Dopo 30 minuti, l’attività virucida è pressoché completa.

Il precedente dei raggi ultravioletti

Già a luglio uno studio italiano aveva analizzato l’effetto dei raggi ultravioletti. Gli autori dell’Università degli Studi di Milano (dipartimento “Luigi Sacco”), Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e Istituto nazionale dei tumori, avevano dimostrato che i raggi ultravioletti erano in grado di disinnescare il virus nel giro di pochi secondi.

In quel caso erano state utilizzate delle lampade a raggi Uv di tipo C, quelli che non arrivano sulla Terra perché vengono bloccati dall’atmosfera, molto simili ai dispositivi usati per purificare gli acquari.

Come viene ucciso il virus

Ora, una nuova ricerca va in questo senso. “Riusciamo a vedere se effettivamente il virus è morto o vivo. Lo possiamo vedere perché per valutare la vitalità del virus è necessario inocularlo su colture cellulari, in quanto il virus cresce solo su colture cellulari e andiamo a vedere poi se è cresciuto o meno sulle cellule” spiega Maria Grazia Cusi, Ordinaria di Microbiologia e Microbiologia Clinica dell’Università di Siena.

È interessante anche capire il meccanismo d’azione, cioè perché il virus viene ucciso. Verosimilmente – spiega Cusi – quella lunghezza d’onda riesce a rovinare o addirittura a distruggere, “questo ancora non lo sappiamo”, le proteine che vanno a ricoprire il genoma virale.

Il virus è fatto di genoma virale, nel caso del Covid è un virus che contiene un genoma a Rna, ricoperto di proteine che lo proteggono. Esiste poi una membrana esterna, sempre arricchita di proteine virali, che potrebbe essere sensibile a questa luce blu. “Quindi ora dobbiamo verificare se agisce sulle proteine o su questa membrana che va ad avvolgere il virus”.

Quando arriva

La domanda che in molti si stanno facendo è: ma fa male? E la risposta è no. Perché la luce blu è una lunghezza d’onda che non interagisce con il Dna delle cellule, quindi, è ritenuta del tutto innocua per l’uomo.

L’utilizzo principale della luce blu è per la cura delle ulcere e delle ferite che non guariscono. Ma sono tantissimi i potenziali ambiti di applicazione, a partire dalla sanificazione e dalla disinfezione di ambienti e oggetti in ambito sanitario fino all’ambiente domestico come le cucine o gli uffici e gli ambienti commerciali.

Quando sarà disponibile la luce a led blu? Prestissimo. Le prime soluzioni per il mercato potrebbero arrivare già nel giro dei prossimi mesi, appena saranno ultimati gli studi sulle possibili applicazioni, sia a livello consumer che commerciale.

Leggi l’articolo originale su quifinanza.it

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