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Coronavirus, non solo asintomatici: chi sono i presintomatici e i paucisintomatici.

Non tutte le persone che contraggono il Covid sviluppano sintomi clinici allo stesso modo, caratteristici o atipici. Ecco chi sono e come trasmettono il virus.

Come abbiamo ormai imparato, e nonostante i cambi di rotta dell’Oms e di numerosi esperti, non tutte le persone che contraggono il Coronavirus sviluppano sintomi. Anzi, secondo gli ultimi dati in circolazione gli asintomatici nel mondo sarebbero più del 20% del totale dei positivi.

Percentuale che nel caso dell’Italia sarebbe molto più alta, sfiorando quasi il 56%, nonostante non tutti siano concordi, come il virologo Giorgio Palù, professore ordinario di Microbiologia e virologia all’Università di Padova, che ha addirittura parlato di un 95%, dato però non confermato da alcuno studio.

Anche il premier Giuseppe Conte parlando dei vari Dpcm adottati in questi mesi ha sottolineato la distinzione tra asintomatici e altre categorie di positivi al Covid.

sintomi del Covid sono per lo più febbre, tosse, malessere, naso che cola, mal di testa, mal di gola, bronchite e, in alcuni casi, difficoltà a respirare. Ormai è dimostrato che i sintomatici sono potenzialmente più pericolosi, perché in grado di diffondere più facilmente il virus, per via della potenza dei loro droplet in seguito ad esempio a tosse o starnuti.

Asintomatici

Gli asintomatici, invece, sono persone che hanno contratto il Coronavirus ma che non sviluppano alcun sintomo, né caratteristico né atipico, di Covid-19. Sono stati cioè contagiati, diventando quindi positivi, ma non sviluppano nessuna manifestazione clinica della patologia.

L’unico modo per capire se si è contratto il virus, in assenza di sintomi, è sottoporsi al tampone.

Presintomatici

Altra categoria è quella dei presintomatici. Sono coloro che sono stati contagiati dal virus e si trovano in quella fase chiamata “periodo di incubazione”, che intercorre tra il momento del contagio del Covid-19 a quello dello sviluppo delle prime manifestazioni sintomatiche.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il periodo di incubazione medio per il Coronavirus è di 5-6 giorni. Nella maggioranza dei casi passa poco meno di una settimana dal contatto col virus alla manifestazione dei primi sintomi, anche se è stato dimostrato che in alcuni casi esso il periodo di incubazione può durare anche 14 giorni.

Si risulta infettivi anche da 2 a 3 giorni prima della comparsa dei sintomi. A maggior ragione per questo motivo isolare un malato solo quando comincia a mostrare i segni clinici del Covid non è sufficiente a limitare i contagi.

Paucisintomatici

Infine, ci sono i cosiddetti paucisintomatici. Si tratta di tutte quelle persone che contraggono il Coronavirus e sviluppano sintomi lievissimi, tipici e/o atipici, della malattia: un po’ di tosse e/o raffreddore, febbre ma bassa, naso che cola, qualche dolore o qualche piccolo problema gastrointestinale. Sarebbero in Italia il 16% del totale di positivi.

L’infezione nei paucisintomatici dunque è visibile, ma i sintomi non sono tali da richiedere il ricovero in ospedale e non portano all’insorgenza di complicanze gravi e/o potenzialmente fatali.

Leggi l’articolo originale su quifinanza.it

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