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Forfait e pagelle fiscali, così le partite Iva possono rinviare le tasse di fine mese.

La chance di posticipare ad aprile Irpef, Ires, Irap o sostitutive anche senza calo del fatturato, ma le attività dovranno essere inserite nell’allegato 1 e nell’allegato 2 ma in regioni in zona rossa.

Più chance per rinviare gli acconti di Irpef, Ires, Irap o imposte sostitutive in scadenza il 30 novembre. Per le partite Iva obbligate alle pagelle fiscali o quelle in regime forfettario (la cosiddetta «flat tax») il decreto Ristori-bis approvato dal Consiglio dei ministri nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 novembre amplia le possibilità di procrastinare al 30 aprile 2021 i versamenti degli acconti. Di fatto, si viene a determinare un meccanismo su tre livelli anche alla luce della originaria possibilità di rinvio che era stata prevista già dal decreto Agosto (Dl 104/2020) della scorsa estate.

I tre livelli per accedere al rinvio

La possibilità di spostare alla primavera 2021 era stata, come anticipato, vincolata dal decreto agosto alle partite Iva per cui sono stati elaborati le pagelle fiscali (quelle che in gergo tecnico si chiamano Isa, ossia indicatori sintetici di affidabilità fiscale) e per trascinamento anche ai forfettari (che non sono però obbligati a compilare gli Isa) a condizione di aver registrato un calo del fatturato e dei corrispettivi di almeno il 33% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il decreto Ristori-bis fa un passo avanti e svincola l’opportunità del rinvio per le categorie più penalizzate dalle nuove chiusure, così come individuate dagli allegati al primo e al secondo decreto Ristori con i codici Ateco.

Il doppio allegato

La norma all’interno del decreto Ristori-bis concede la possibilità di rinviare alle attività comprese nell’allegato 1, ossia quelle che sono già state soggette a limitazioni in tutta Italia con il Dpcm del 24 ottobre 2020, e già inserite nella prima tranche di ristori a fondo perduto automatici. Un allegato, tra l’altro, ulteriormente implementato alla luce delle nuove restrizioni. È l’elenco, tanto per intenderci, in cui sono compresi tra gli altri (e senza pretesa di esaustività) bar, pasticcerie, ristoranti ma anche palestre e piscine. Per come è stata formulata la norma nello schema di decreto approvato a Palazzo Chigi andrà chiarito se l’estensione alle attività nell’allegato 1 riguarda tutta Italia o meno. A una lettura sistematica e secondo logica, per restrizioni e chiusure dell’attività, sembrerebbe di sì mentre una lettura letterale della formulazione nello schema di decreto potrebbe portare a limitare l’impatto alle sole attività dell’allegato 1 in regioni in zona rossa. Ma è opportuno sciogliere questo dubbio quanto prima, visto la scadenza imminente.

Nessun dubbio, invece, per il rinvio riservato alle attività comprese nell’allegato 2 del decreto Ristori-bis che è sicuramente condizionato al fatto che si trovino in una delle regioni individuate dal ministero della Salute come quelle «caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto». Si tratta delle regioni in area rossa, ossia attualmente Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria. Ma qualora dovessero entrare nuove regioni tra le rosse le stesse attività indicate nell’allegato 2 potrebbero sfruttare la possibilità di rinvio degli acconti di fine novembre anche senza il calo di fatturato e corrispettivi. Anche qui, per fare solo qualche esempio, gli istituti di bellezza o tanti dettaglianti costretti a chiudere (dal commercio di tessuti per l’abbigliamento, l’arredamento e di biancheria per la casa agli ambulanti).

Il paradosso dei professionisti

Non essendo destinatari dei contributi a fondo perduto e non essendo, quindi, in nessuno dei due allegati con codici Ateco, i professionisti possono accedere al rinvio degli acconti – sempre che siano soggetti a Isa o siano nei forfettari – solo se hanno registrato un calo del fatturato del 33 per cento nel primo semestre 2020. Una sorta di doppia beffa.

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