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Scadenze fiscali, sospensioni spezzatino.

Acconti di novembre per imprese e autonomi: spunta un mini rinvio al 10 dicembre. Per le scadenze di Iva e ritenute di dicembre invece si pagherà a marzo. Rinvio al 1° marzo anche per le definizioni agevolate.

Acconti di novembre per imprese e autonomi: spunta un mini rinvio al 10 dicembre. Un mini rinvio che potrebbe trasformarsi in una cancellazione vera e propria. Per le scadenze di Iva e ritenute di dicembre invece si pagherà a marzo. Rinvio al 1° marzo anche per le definizioni agevolate. Spunta, da definire, un contributo ai dipendenti per le aziende in zona rossa e gialla. Per le dichiarazioni di Unico spunta solo un mini rinvio al 10 dicembre. Ripartono le rate della rottamazione ter, per usufruire dei piani nuovi della rottamazione non sarà necessario aver subito un calo di fatturato. Rinviato infine il federalismo fiscale al 2023. Sospensioni fiscali diversificate dunque negli ultimi dettagli della gestazione relativa al decreto Ristori 4. Il provvedimento che può contare su una dote da 8 mld di scostamento approvato ieri all’unanimità dal Parlamento potrebbe vedere la luce non prima di domenica. Ieri incontri tra il ministro dell’economia Roberto Gualtieri e capogruppo della maggioranza per ulteriori definizioni delle misure tra cui un allargamento dei codici Ateco per i ristori e risorse per la cassa integrazione Covid. Nella bozza che ItaliaOggi ha esaminato è previsto un indennizzo da 1.000 euro per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo.

Acconti di novembre. Per gli acconti di novembre dunque di imprese e autonomi uno slittamento breve al 10 dicembre. Sul punto ieri si stava ancora valutando se c’erano i margini di intervento per eliminare del tutto l’acconto. Questa operazione non riguarda tutti. Oltre ai rinvii già disposti per i soggetti ISA contenuti nel decreto agosto e nel Ristori-bis, gli Gli acconti di novembre saranno rinviati al 30 aprile se ci si trova ad essere una partita Iva con un calo del fatturato del 33% su sei mesi con ricavi non superiori ai 50 mln: di fatto si tratta di un ampliamento rispetto a quanto già previsto, che ha lo scopo di ricomprendere i soggetti che sono ricadono in un intervallo di ricavi da 5.164.569 euro fino a 50 milioni di Euro . I limiti (di ricavo e di calo del fatturato) così descritti non si applicano per i soggetti di cui agli allegati 1 e 2 del Ristori-bis che operano nelle zone rosse e per gli esercenti attività di gestione dei ristoranti delle zone arancio. Mentre sugli indennizzi agli autonomi per quanto si stia ancora valutando il da farsi dopo l’impegno solenne del ministro dell’economia Roberto Gualtieri e la conferma del viceministro Antonio Misiani si ragiona a un intervento strutturale da gennaio per avere un margine di manovra più ampio dopo il nuovo scostamento del nuovo anno e dunque in un nuovo decreto Ristori, che potrebbe essere il numero 6 della serie, considerato che già si lavora a un Ristori 5 di fine anno con norme di rinvio e la riforma del fallimento che non hanno bisogno di copertura.

Le sospensioni di dicembre. Sospensione ampia per lo scadenzario di dicembre. Lo stop si applica anche a chi ha avviato una attività dopo il 30 novembre 2019. In questo caso il parametro da prendere come riferimento è il calo di fatturato del 33% novembre 2020 su novembre 2019 per le imprese con ricavi non superiori a 50 mln di euro. La sospensione è fino al 16 marzo con la possibilità di pagare in una sola rata o 4 tranche. Per le imprese in zona rossa e gialla la sospensione è a prescindere dai requisiti di calo del fatturato e di ricavi.

Nel provvedimento in bozza c’è una norma che prevede un contributo per i dipendenti, ancora da definire il criterio con cui sarà riconosciuto il bonus alle imprese che hanno avuto un calo del fatturato del 50% senza tetto ai ricavi o il calo del fatturato del 33% con il tetto dei ricavi a 50 mln.

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