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«La Cig?Non abbatte solo il costo del lavoro serve a progettare e fare formazione».

La cassa integrazione, oltre che forma di sostegno del reddito, sia uno strumento per preservare le conoscenze, la professionalità e la cultura organizzativa in azienda. Questa la posizione dello studio legale ArlatiGhislandi che vede nella Cig un’occasione per ripensare i modelli aziendali. «La cassa integrazione – spiega l’avvocato Massimiliano Arlati – può essere uno strumento utilissimo per le aziende in questo periodo ma non tutte stanno cogliendo in pieno la sua opportunità. Le imprese la stanno utilizzando prevalentemente per abbassare il costo del lavoro, senza sfruttare gli aspetti gestionali che la caratterizzano». E per cui era stata pensata dalla sua ideazione nel Dopoguerra. Parliamo di uno strumento che sta giocando un ruolo fondamentale nella tutela di milioni di posti di lavoro.

Da inizio emergenza Covid, la cassa integrazione ha coperto oltre 6,6 milioni di lavoratori (3,5 con pagamenti diretti e 3,1 a conguaglio su anticipo aziende) per 3,4 miliardi di ore e 24,8 milioni di indennità totali erogate. Nell’intero 2019 i lavoratori che avevano usufruito di CIG erano stati 577 mila. «La cassa integrazione – dice Luca Barbieri – mira anche a preservare e non disperdere il patrimonio di professionalità e competenze dell’impresa che, sebbene oggi proceda a ritmi ridotti e con limitazioni, con la ripartenza dell’economia avrà bisogno di avvalersi quelle stesse risorse». Secondo gli avvocati in sostanza la cig è uno strumento di elevata flessibilità che può consentire di sperimentare, modificare, evolvere nuovi modelli aziendali.

«La flessibilità misurata in termini di riduzione delle ore di prestazione potrebbe dare la possibilità ai datori di operare sulla propria organizzazione anche a livello strutturale oppure, opportunamente coordinata con il nuovo Fondo Nuove Competenze, essere uno strumento per abbassare il costo del Lavoro e liberare risorse per la formazione», aggiunge Arlati. Un modo quindi per accrescere la propria competitività attraverso l’aumento del know how dei dipendenti, la cig diventerebbe quindi uno strumento per rifondare e far sviluppare l’impresa. «In questo frangente di crisi – chiarisce Barbieri – i trattamenti d’integrazione salariale possono essere combinati con altri istituti. Ad esempio, è possibile beneficiare dell’esonero contributivo e impiegare le risorse liberate per finanziare piani di welfare o progetti formativi per ricalibrare le competenze interne», conclude.

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