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Superbonus 110% ma non solo: come «vendere» gli sconti fiscali e pagare i lavori.

Banche, intermediari finanziari e fornitori sono pronti a operare sul mercato dei crediti. Dal 15 ottobre si possono comunicare le opzioni alle Entrate. Nel caso del 110% i migliori prezzi d’acquisto per ora si collocano sul 100-103% della spesa agevolata.

Non ci sarà la corsa all’invio telematico dal 15 ottobre, ma è ora di fare i conti. Il mercato si sta attrezzando in fretta, e chi vuole sfruttare la possibilità di cedere il superbonus o gli altri bonus casa può già ragionare sul budget.

In base al decreto Rilancio (Dl 34/2020), il superbonus del 110% può essere ceduto a banche, intermediari finanziari, fornitori e altri soggetti privati. Lo stesso decreto, però, consente di cedere anche gli altri bonus “minori” (dal bonus facciate del 90% fino al 50% sulle ristrutturazioni, ma non i bonus mobili e giardini).

Il mercato crescerà nel tempo

Secondo quando emerge dal mercato – tra fogli informativi e primi annunci – i migliori prezzi d’acquisto dei crediti per ora si collocano sul 100-103% della spesa agevolata, nel caso del superbonus, e sul 78-82% del valore nominale della detrazione, nel caso dei bonus “minori”.

Ad esempio, a fronte di un investimento di 65mila euro per la riqualificazione energetica di una villetta, il superbonus vale 71.500 euro. Cifra che il committente può cercare di cedere a un intermediario finanziario o convertire nello sconto in fattura proposto dall’impresa, fino ad azzerare il dovuto. Secondo Flavio Monosilio, direttore del Centro studi dell’Ance, «la via più semplice è lo sconto, almeno del punto di vista del privato, perché una volta effettuata la comunicazione solleva il cliente da qualsiasi altra incombenza».

È chiaro però che l’impresa, eseguito lo sconto, dovrà procurarsi da una banca la liquidità necessaria a operare, magari con anticipo sulle fatture. E qui entra in gioco la vera alternativa: «Può anche essere il committente o il condominio a farsi finanziare – precisa Monosilio – sfruttando il fatto che le banche offrono a questi soggetti tassi più bassi, e a quel punto l’impresa opera come appaltatore».

A proporre operazioni “chiavi in mano” già scontate sono ora soprattutto i grandi player, come le utility o le Esco, su interventi di una certa taglia. Avverte però Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy & strategy group del Politecnico di Milano: «Bisogna distinguere tra mercati urbani e no. I grandi operatori, con presenza geografica strutturata, sono competitor difficilmente contrastabili da parte dei piccoli». Ma in provincia lo scenario cambia: «Le piccole e medie imprese sono più radicate e hanno più chance, perché possono contare su una rete di partner locali che magari riescono anche a tenere i costi più bassi».

Anche a livello finanziario, i grandi istituti si sono mossi per primi. «Se il superbonus verrà reso stabile o vedrà un orizzonte più lungo rispetto all’attuale 2021 – prosegue Chiaroni – consentirà di sviluppare meglio le proposte delle banche del territorio».

Per ora il Governo ha preannunciato di voler confermare il 110% almeno fino al 2023 con la prossima manovra. Di certo il fattore tempo è fondamentale anche per consentire al mercato di crescere. «Siamo di fronte a una domanda di lavori che tende a infinito», osserva Monosilio. Il che implica il rischio che una parte di questa domanda, magari a ridosso della scadenza, finisca tra le braccia di aziende improvvisate che non danno garanzie di qualità e rispetto dei tempi. 
«Sarà importante – sottolinea Chiaroni – vigilare sulla correttezza delle opere e delle attestazioni energetiche. Molti operatori temono che i raggiri e la concorrenza sleale possano vanificare l’utilità dell’incentivo, e infondere sfiducia nei potenziali clienti».

La vigilanza, intanto, viene richiamata anche sul fronte dei crediti. Con un appello all’esecutivo firmato dai deputati della Lega in commissione Finanze alla Camera, si segnalano casi di banche che propongono di acquistare il 110% «rimborsando valori che variano dal 93 al 98 per cento».

Invio alle Entrate solo dopo l’Enea

Le opzioni per la cessione o lo sconto in fattura potranno essere comunicate alle Entrate da giovedì 15 ottobre. È probabile, però, che non ci sarà subito un boom di invii. Innanzitutto perché – per il superbonus – servono asseverazioni e visti di conformità, per ogni singolo stato di avanzamento lavori. E perché, per il 110% in versione ecobonus, bisognerà prima inviare l’asseverazione all’Enea e solo dal quinto giorno successivo al rilascio della ricevuta si potrà comunicare l’opzione alle Entrate. Ma il portale per le asseverazioni, cui l’Enea sta lavorando, non è ancora stato attivato.

Chi non ha bisogno di un prestito, poi, non ha molta fretta di inviare la comunicazione, perché i crediti sono comunque utilizzabili in compensazione solo dal 2021.

È chiaro, comunque, che i bonus edilizi “minori” hanno un vantaggio non trascurabile, perché per essere ceduti non necessitano né di asseverazione, né di visto di conformità. E per alcuni potenziali acquirenti – come le compagnie assicurative – il loro periodo di recupero decennale è un utile elemento di diversificazione del portafoglio.

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