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Polizze abbinate al prestito, occhio ai cattivi consigli.

Mi sono rivolto alla Findomestic per avere la cessione del quinto; avvio la pratica con firme, documenti, comunicazioni aziendali, e sottoscrizione della polizza Cardif che in realtà credevo fosse solo per l’anno di apertura del finanziamento.

L’anno successivo mi accorsi che dal mio conto corrente postale venivano prelevati attraverso un RID dei soldi da questa Cardif di cui non ricordavo l’esistenza.

Faccio le mie ricerche è scopro che era legata al finanziamento, così chiedo spiegazioni prima a Cardif poi a Findomestic, quest’ultima attraverso impiegati mi spiega che era obbligatorio farlo se no, il finanziamento non veniva aperto. Mi arrabbio e faccio presente che loro avevano già i dati che in caso di un problema di insolvenza o in caso di morte prematura, loro si sarebbero avvalsi dal mio TFR e da un fondo privato di categoria.

A questo punto mi dicono di rivolgermi al mio istituto bancario, nel mio caso Poste Italiane, il cui direttore mi risponde che non può fare nulla dato che è un RID bancario e che dovevo rivolgermi dove ho fatto il finanziamento.

Torno alla Findomestic che mi consiglia di chiudere il conto o lasciarlo senza fondi; io rispondo che il conto era escluso di chiuderlo e che li veniva accreditato lo stipendio… Per farla breve mi viene risposto di farlo solo quando dovevano prelevare il RID e di non preoccuparmi del fatto che mi avrebbero richiesto il pagamento. Ad ogni modo e a scanso di equivoci, presi i dati e i numeri del contratto e mandai disdetta della assicurazione Cardif…

Da qualche mese ricevo telefonate da un’agenzia di recupero crediti, che mi intimano che c’è una rata pagata parzialmente del vecchio finanziamento.
Vi ringrazio per l’attenzione.


Risponde Aldo Bissi del comitato scientifico di Ridare, portale di Giuffrè Francis Lefebvre che affronta tutte le tematiche in materia di risarcimento del danno e responsabilità civile.

Nel caso specifico illustrato dal lettore non può che constatarsi che, purtroppo, gli sono stati dati davvero pessimi consigli. Premesso infatti che se anche si potesse ravvisare un difetto di trasparenza nel momento della conclusione del contratto di finanziamento cui venne abbinata la polizza assicurativa, quest’ultima è pur sempre un vero e proprio contratto.

Per cui, salvo ottenerne l’annullamento in sede giurisdizionale, l’opzione di chiudere il conto o di revocare il RID di addebito automatico della rata di finanziamento sul conto corrente è errata, ed addirittura autolesionistica.

Infatti è lo stesso lettore a riferire di essere stato contattato da un’agenzia di recupero crediti a causa del mancato, anche solo parziale, pagamento delle rate del finanziamento.

Infatti normalmente accade che anche il premio assicurativo per il pagamento della polizza costituisca un unico “insieme” finanziato, cosicché le rate che man mano vengono rimborsate all’istituto erogante comprendono sia la quota relativa al prestito che quella relativa al rimborso della polizza assicurativa.

Ovviamente, l’inadempimento dell’obbligo contrattuale di rimborsare gli importi pattuiti potrebbe legittimare l’istituto erogante a risolvere il contratto per inadempimento e a legittimamente pretendere in unica soluzione l’intero residuo ancora dovuto.

Ciò premesso con riferimento ad una qualunque polizza assicurativa connessa all’erogazione di un finanziamento -che potrebbe essere eventualmente impugnata, ma non certamente interrompendo unilateralmente il pagamento delle rate- va invece osservato, con riferimento al caso specifico, che la conclusione di un’apposita polizza assicurativa sulla vita del beneficiario del finanziamento ed a copertura del rischio di perdita o riduzione della retribuzione o del trattamento pensionistico è prevista come obbligatoria  dalla legge (D.P.R. 5.1.1950 n. 180), quando il rimborso del finanziamento sia stipulato mediante cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

Salva migliore verifica del caso specifico, certamente da valutarsi da parte di un avvocato, nel caso, per come prospettato, non si intravede la possibilità di impugnare l’avvenuta stipulazione della polizza assicurativa.

Ma quel che è certo è che l’interruzione unilaterale dei pagamenti non costituisce certo la soluzione al problema.

Leggi l’articolo originale su repubblica.it

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